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“La sfida” di Luciana Bernini


Il brusio della radio sveglia come ogni mattina e mi butta giù dal letto.
Cammino al buio verso il bagno. Mi fermo per capire da dove viene quello strano rumore che non avevo mai sentito prima. Arriva da fuori: è il rumore dell’acqua che scorre veloce nel letto del torrente Ambra a qualche centinaia di metri da casa. Apro le imposte: il cielo è cupo, sta ancora piovendo intensamente, come fa da giorni.
Vado al lavoro. Le strade sono piene di pozzanghere e attraversando a piedi il centro del paese si sente parlare solo di maltempo; la preoccupazione si legge negli sguardi delle persone che incontro.
Anche in ufficio la preoccupazione sale, i nostri discorsi invece di tranquillizzarci ci agitano.
Il torrente Dogana, che scorre vicino al centro storico di Montevarchi, è in piena. Tento di telefonare a casa di mia mamma, dove ho lasciato Elisa. Lei è piccola, ha quindici mesi e quando lavoro se ne occupa la nonna.
Non riusciamo a contattare le nostre famiglie e le condizioni meteorologiche sono sempre più critiche. Finalmente decidiamo di chiudere anticipatamente l’ufficio… non vedo l’ora di tornare a casa. Chissà se mio marito è già rientrato da lavoro?
Mi metto alla guida, procedo lentamente; alcune vetture si fermano ai bordi della strada. Io non ho intenzione di rimanere lontano dalla mia famiglia, devo assolutamente sapere se stanno bene e l’unico modo per farlo è tornare a casa.
Concentrata alla guida, non percepisco i rumori esterni, mi sento fuori dal mondo.
E pian piano riaffiora… la pioggia, l’acqua che cade, il fiume, la diga. Toni bassi, parole mormorate. Nessuno guarda quelle due bambine che, lì, in disparte non capiscono cosa sta succedendo.
“Mamma, mamma, cos’è la diga? Babbo, babbo perché sale l’acqua? Dove va?”
“Aspetta… Dopo….” il babbo non mi considera, stanno arrivando persone che non ho mai visto prima.
Siamo in cucina, una cucina grande, con una lunga tavola al centro. Su una parete un enorme camino con le panche laterali. Ogni sera, dopo cena, salgo in braccio al babbo per vedere da vicino il fuoco scoppiettante; è il momento più atteso della giornata.
Ma stasera è tutto diverso.
Si siedono a tavola, ma solo io e Marisa siamo al nostro solito posto. Chi sono, cosa vogliono queste persone? La mamma di solito sta vicino a me, ora invece si muove intorno, indaffarata, insieme alla zia.
Osservo le facce di questi sconosciuti. Non mi sembrano simpatici. Mi colpisce un signore: alto, magro, con dei bei baffi; mi saluta pizzicandomi le guance paffutelle.
Vicino a me stasera c’è lo zio Renato: lui ci permetterà di giocare, di alzarci da tavola? Di solito, lui è dalla nostra parte…
Piano, piano cercando di non disturbare troppo lo zio, appoggio la mia testa sulle sue gambe e da quella comoda posizione osservo la fila di scarpe che sta sotto alla tavola.
“Mari, Mari, guarda! Dai, vediamo chi vince stasera!”
Marisa prende il suo posto, sempre sulle gambe accoglienti dello zio e la sfida inizia.
Scarpe marroni, pesanti, con le stringhe nere un po’ sporche di fango.
Di chi sono?
Del signore con i baffi? Del babbo?
E quelle scarpe a quadretti? Sembrano la coperta che la mamma mette sul prato per farci giocare fuori… Facile! Sono i piedi del nonno Guido, vicino c’è il suo bastone.
Scarpe nere con la punta, pulite e lucide. Questo chi è? Un uomo, ma chi? Lo zio Dino! Le sue scarpe sono quelle più belle, lui si veste alla moda, con quel ciuffo sempre ben pettinato.
Stasera il gioco è particolarmente difficile, ci tocca alzare ed abbassare la testa per capire chi ha indovinato.
La cena è stata più lunga del solito, ed anche il nostro gioco; la mamma ci accompagna subito dopo a letto, ci addormentiamo, inconsapevoli di quanto sta succedendo fuori.
Il suono insistente di un clacson mi riporta indietro bruscamente. La coda si sta muovendo, finalmente. Più in fretta, più in fretta. Oramai sono impaziente, l’ansia fa dilatare il tempo: da quanto sono partita?
Il braccio del tergicristallo pulisce il vetro e vedo casa, da qui sembra tutto tranquillo. Si vede la luce trapelare dalle finestre del primo piano. La mia mamma di sicuro è lì, che mi aspetta. Ed Elisa?
Entro in casa quasi di corsa, con il soprabito gocciolante sullo zerbino, e davanti a me vedo… vedo mia mamma, con in braccio la piccola, che dorme placidamente, ignara di tutto e di tutti.