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“La carrozza sul fiume” di Nadia Buti

Un giorno, mentre mi trovavo nella pineta del mio paese, San Giovanni Valdarno, insieme a nonno Lino, tra un salto e l’altro, tra una panchina e l’altra, ho iniziato a guardare con attenzione le tante creature che popolavano l’Arno, mentre il fiume scorreva tranquillamente tra isolotti pieni di vegetazione; c’erano aironi, nutrie e tronchi dalle fantastiche forme trasportati dalle acque. Ad un tratto ho notato uno strano oggetto, che guardando meglio, sembrava un baule aperto, sì proprio un baule, un baule nero. Era adagiato sulle acque, vicino alla riva di fronte a noi.
– Nonno, nonno guarda! – Il nonno si girò, spalancò i suoi occhi azzurri e curiosi, facendomi cenno di proseguire… Poi ebbe un ripensamento, rallentò, si girò nuovamente verso la riva che gli avevo indicato, affacciandosi dal muretto che dava sul fiume e disse – Sai, quel baule che abbiamo visto mi ha fatto ricordare un fatto misterioso, molto misterioso…-
-Tanti anni fa si diffuse l’eco di uno strano evento che veniva raccontato in famiglia, davanti al camino. Secondo i ben informati la storia riguardava l’avvistamento di una carrozza bianca, con due cavalli bianchi, condotta da un “cocchiere” vestito di nero con un cappello a forma di tuba, che scorrazzava in lungo e in largo, senza pace e senza sosta nell’Arno, nelle lunghe notti nebbiose. La gente incuriosita cercava di trovare una spiegazione a questi strani fenomeni; se ne parlava al bar, nelle piazze, alla Casa del popolo. La versione più diffusa della storia riguardava un gran signore valdarnese di altri tempi, amante dei bei cavalli, delle carrozze lussuose ed estremamente avaro. Un giorno, il riccone per paura che qualcuno si impossessasse delle sue ricchezze, nascose accuratamente un baule di monete d’oro. Volendo procurarsi “un guardiano” di sua fiducia e di nessun costo, uccise un suo servitore, obbligando la sua anima a vigilare il tesoro sepolto. Secondo i ben informati, il “servo”, ormai fantasma, non era stato proprio fedele nei confronti del suo padrone. Infatti, qualche volta aveva rubato cibo, denari… ma soprattutto era stato galante, forse un po’ troppo, verso la moglie del suo signore; per questo doveva espiare il suo “eccesso di galanteria” attraverso la pena della guardia “perpetua” al tesoro, riposto in un baule nero.
In seguito, colpito da un grave malanno e ridotto in fin di vita, l’avido signore confessò il proprio peccato al parroco del luogo. Il prete, dietro “lauto compenso”, gli concesse l’assoluzione e lo fece seppellire nel camposanto del paese, dove però le spoglie del vecchio non riuscirono a trovare pace. In altre parole, i resti del signore uscivano regolarmente dal sepolcro, nonostante tutti i tentativi dei becchini di tenerli sepolti. Dopo l’ennesimo fallimento fu presa segretamente la decisione di gettare le sue irrequiete ossa nella corrente dell’Arno, approfittando di una delle sue tante piene. La forza della corrente sarebbe stata una perfetta occasione per disperderle chissà dove, con buona tranquillità di tutti. Ma l’anima del peccatore non ebbe mai pace nemmeno nelle acque del fiume. Tanto è vero che nelle notti tempestose e nebbiose della nostra valle i paesani raccontavano di aver visto la carrozza bianca occupata dal riccone correre sulla superficie dell’Arno, guidata dal servo che tormentava il suo uccisore, attraverso questa “eterna corsa”. Nel corso del tempo le raccapriccianti visioni scomparvero. Si pensò che questo si fosse verificato quando qualcuno scoprì il tesoro e liberò l’anima del povero guardiano restituendogli la pace. Sì, si restituì a tutti la pace, anche allo stesso proprietario, almeno così si racconta.
Che strana storia, fa un po’ paura… nonno! Stai tranquilla Lisa, tanto è solo una leggenda! Ora andiamo a casa dalla nonna che sta preparando la cena. Lisa si girò e guardò nuovamente verso il fiume dove aveva avvistato il baule nero. Del baule non c’era più traccia…
Sì, nonno andiamo…tanto è solo una leggenda!
Ma ad un tratto nel silenzio, si sentì uno strano rumore di campanelli, di ruote di ferro e di zoccoli di cavallo. Nello stesso momento un accecante bagliore si diffuse tutto intorno! Lisa e il nonno si girarono, meravigliati e stupiti videro una carrozza bianca con un cocchiere che spronava i cavalli a correre in modo rabbioso in lungo e largo sul fiume.
Lisa guardò il nonno e per niente impaurita disse: – Non è solo una leggenda – Allora è vero, è tutto vero! Sembrano esistere ancora le persone avare e malvagie. Il nonno pur annuendo rispose: – Sì, ma fortunatamente ci sono tanti uomini e donne di buon cuore, generosi con gli altri di cui il mondo ha bisogno, noi tutti abbiamo bisogno.
Il nonno e Lisa si guardarono negli occhi, si abbracciarono, strinsero ancora di più le loro mani insieme e proseguirono. La nonna li stava aspettando.

Disegno: Valentina Piazzesi